Museo diffuso i Luoghi dell’Anima

//Museo diffuso i Luoghi dell’Anima

Museo diffuso i Luoghi dell’Anima

Con questo termine vengono indicati luoghi e spazi che la vena poetica, ed in un certo senso anche filosofica, del maestro Tonino Guerra ha voluto riempire di significati e messaggi rivolti agli abitanti del luogo ed ai turisti che percorrono il centro di Pennabilli ed alcune sue frazioni.
Sono luoghi che invitano alla meditazione ed alla riflessione ed evocano tempi trascorsi e resi ancora più suggestivi dalla fantasia con la quale i ricordi si arricchiscono.
I luoghi dell’anima presenti a Pennabilli sono:

  • L’orto dei frutti dimenticati
  • Il rifugio delle Madonne abbandonate
  • La strada delle Meridiane
  • L’angelo coi baffi
  • Il santuario dei pensieri
  • Il giardino pietrificato in località Bascio
  • La Madonna del rettangolo di neve in località Ca’ Romano.

Accanto a queste opere, percorrendo il centro storico, sono visibili altre numerose tracce che il genio poetico del maestro ha pensato di imprimere. Sono piccole biografie, riportate su ceramica, di grandi e piccoli personaggi che hanno lasciato una memoria nella storia e nei costumi della città. Sono quelle che il maestro ha definito “le parole sui muri”.
L’orto dei frutti dimenticati
Il primo di questi luoghi, “L’orto dei frutti dimenticati” è collocato in una piazzetta, a poche decine di metri da piazza Vittorio Emanuele II, al termine della breve discesa sottostante porta S. Filippo. Ideato nel 1990 dalla fantasia di Tonino Guerra, realizzato con il contributo delle associazioni Mostra Mercato Nazionale dell’Antiquariato, Amici della Valmarecchia, Pro Loco, e con la collaborazione dell’amministrazione comunale, è stato allestito su un terreno appartenuto, un tempo, ai frati missionari del Preziosissimo Sangue.
L’orto, definito dallo stesso Tonino Guerra un museo dei sapori, presenta, al suo interno, piante da frutto appartenenti alla flora spontanea appenninica qui raccolte per essere preservate dall’oblio ed dalla estinzione. Superato un piccolo cancello, compare uno spazio magico e fantastico compreso fra la parete scoscesa ed aspra della Rupe e lo scenario incantevole della valle del torrente Messa che si apre sullo sfondo.
Gli alberi da frutto coltivati all’interno dell’orto comprendono svariate specie di mele, la pera cotogna, la corniola, il giuggiolo, l’uva spina, la ciliegia cuccarina, il biricoccolo, il sorbo, il nespolo, more e mirtilli. Con il tempo si è arricchito di altri arbusti come le buddleie che fiancheggiano il sentiero delle farfalle, ed “il gelso della pace” messo a dimora per ricordare il XIV Dalai Lama, Tenzin Gyatso, in visita a Pennabilli il quindici giugno1994 per rendere omaggio alla casa natale di padre Francesco Orazio Olivieri, missionario in Tibet, in occasione del 250° anniversario della morte.
L’orto non accoglie solo antichi sapori ed arbusti ma anche sculture ed opere di artisti contemporanei e dello stesso Tonino Guerra.
Appena varcata la soglia, sul muro di cinta, si può ammirare il “Rifugio delle Madonne abbandonate”, una raccolta di Madonne in terracotta e ceramica dipinte da artisti di varia provenienza; il poeta ha immaginato che le Madonne, accolte nelle cellette votive disseminate nei crocicchi delle strade di campagna, si rifugiassero in questo angolo sereno per sfuggire all’incuria dell’uomo ed alle offese del tempo.
A sinistra dell’ingresso, si erge “l’Arco delle favole per gli occhi dell’infanzia” realizzato dallo scultore riminese Giò Urbinati rivestito in ceramica multicolore.
Superato l’arco trionfale, si incontra “la Voce della foglia”, una fontana a forma di foglia, tema ricorrente, come le farfalle, nella produzione artistica di Tonino Guerra, realizzata in legno di quercia; le venature della foglia sono costituite da tubi di rame da cui zampilla l’acqua che, ricadendo su una vecchia mola in pietra, dà voce alla foglia. Questa opera è stata materialmente realizzata da un gruppo di giovani pennesi, “il Gruppo del ferro“, su progetto dell’artista ravennate Luigi Berardi.
Poco distante è collocata la “Cappella di Tarkovskij” dedicata al celebre regista al quale il maestro Tonino Guerra era legato da un rapporto di lavoro ed amicizia. La facciata, disegnata dall’architetto pennese Celio Francioni, è stata costruita con pietre di chiese diroccate, “a ricordo dei muri santi che vivevano nel Montefeltro”; la porta della cappella, “Porticciola delle lumache” così definita perché destinata a non essere mai aperta, è un’opera dell’artista Aldo Rontini.
Sempre sul lato sinistro rispetto all’ingresso, è visibile “la Meridiana dell’incontro”, uno dei tanti orologi solari di cui è ricco il paese; nel primo pomeriggio, una scultura in bronzo, raffigurante due colombi, ed eseguita dallo scultore polacco Krysztof Bednarsky, proiettando la propria ombra sopra una piattaforma di pietra, si trasforma nei profili di Federico Fellini, amico e collaboratore del maestro Tonino Guerra, e di sua moglie, l’attrice Giulietta Masina.
Dall’orto è possibile accedere all’antico lavatoio del paese le cui pareti sono state tappezzate da formelle in ceramica, rappresentanti i mesi dell’anno, sui quali la ceramista faentina Muky ha riportato “Le frasi dei mesi”; ad ogni mese è dedicata una riflessione che sottolinea, con vena poetica, il trascorrere del tempo.
Sul tetto del lavatoio è situata un’altra meridiana di tipo orizzontale, indicante le ore europee, le stesse in vigore al giorno d’oggi. Lo stilo o gnomone che proietta l’ombra del sole sulla piattaforma in cui sono riportate le ore, è il corpo stesso della persona che si colloca nel settore del mese in corso. E’ ispirata al metodo più antico ed immediato di valutazione del tempo, perché effettuabile anche in assenza di strumentazione; è quello semplice ed elementare che si basa sulle ombre proiettate dagli oggetti nelle varie fasi della giornata. Tale metodo, basato sulla esperienza propria ed in quella tramandata dalla tradizione, permetteva una approssimativa valutazione delle ore. “L’orologio umano” è l’unica meridiana in cui lo gnomone non è fisso. L’opera è stata eseguita dal ceramista Giovanni Urbinati; nel contesto della meridiana sono stati inseriti due rosoni di ceramica, eseguiti dallo stesso artista, rappresentanti la luna ed il sole.
L’orto contiene altre installazioni come “le casette dei colombi” in legno colorato appese alle parete rocciosa che domina l’orto e la grande lumaca bronzea
La strada delle meridiane.
Ritornati in piazza Vittorio Emanuele II, si sale lungo la strada delle meridiane che, percorrendo tutto il centro storico di Pennabilli, ci conduce anche agli altri luoghi. E’ così chiamata perché lungo il suo tragitto sono collocate sei meridiane od orologi solari, che scandiscono il tempo secondo metodi appartenuti a diverse epoche storiche. I diversi metodi di misurazione adattati alle esigenze, alla cultura ed alla conoscenza delle diverse epoche, portano inevitabilmente a considerazioni filosofiche ed a raffronti fra una vita del passato, scandita lentamente dagli eventi naturali e la frenetica realtà contemporanea, calcolata con precisione tecnologia. Sono state allestite nel 1991 e regolate dai calcoli di un esperto del settore, prof. Giovanni Paltrinieri. Le prima meridiana è quella ospitata all’interno dell’orto dei frutti dimenticati e già descritta. Le rimanenti sono collocate sulle facciate di alcuni edifici della città; fanno da sfondo alcune rappresentazioni di quadri di autori famosi riprodotti liberamente da Mario Arnaldi.
La seconda è collocata sulla facciata dell’edificio all’inizio di via Carboni. Il soggetto su cui è riportato l’orologio è un’opera del pittore naif Rabuzin dal titolo “Il sole sopra le colline”. Si tratta di un orologio verticale, definito ad ore europee od oltramontane, che divide il giorno in 24 ore (come ai nostri giorni): la dodicesima ora (mezzogiorno) giace sul meridiano locale, indicandoci che il sole in quel momento è allo zenit e quindi alla metà esatta del giorno solare. E’ detto anche ad ore francesi perché questa misurazione del tempo è stato introdotta in Italia con la dominazione napoleonica. Lo gnomone è inclinato.
A pochi passi e dallo stesso lato, troviamo la terza meridiana ad ore europee od oltramontane. Lo sfondo è rappresentato dal “Martirio di San Sebastiano” di Antonello da Messina. Le ore sono indicate dalle frecce dipinte nel costato mentre lo gnomone è rappresentato da una freccia vera inserita nell’ascella del martire. La meridiana ha lo stilo perpendicolare al piano, pertanto l’ora va letta all’apice dello stilo. Il 21 giugno, solstizio d’estate, l’ombra della freccia-gnomone, tocca l’apice delle frecce dipinte, mentre il 22 dicembre, solstizio invernale, tocca i punti in cui le frecce si conficcano nel corpo. Segna solo le ore del mattino.
Al lato opposto della strada, affacciata su di un giardino, si trova la quarta meridiana, rappresentata da “Putti intorno ad un pozzo”, particolare della Camera degli sposi del Mantegna. Si tratta di un orologio ad ore inaequales o canoniche perché indicanti le ore degli uffici religiosi. Questo metodo, in uso presso i popoli del Mediterraneo che suddividevano la giornata in 12 ore, dall’alba al tramonto, è ancora in vigore nei monasteri del monte Athos. Lo gnomone è perpendicolare al piano, come per la meridiana precedente. La sesta ora di questo orologio corrisponde al mezzogiorno, da cui il detto “fare la siesta” per indicare l’interruzione per il riposo pomeridiano. Agli equinozi l’ombra dello stilo si proietta sulla barra trasversale su cui si posa l’uccellino, ai solstizi la stessa ombra si proietta sull’apice libero delle linee.
La quinta meridiana è collocata sulla facciata della casa natale di padre Francesco Orazio Olivieri, in piazza Mastini. Lo sfondo è tratto dall’opera “Isola sul mare” dell’illustratore contemporaneo Tullio Pericoli. Si basa su di un metodo di suddivisione del tempo in uso presso le popolazioni italiche dal medioevo fino alle riforme introdotte da Napoleone. Il giorno era diviso in 24 ore iniziando a contarle al tramonto. Questo sistema ci permette di sapere quante ore ci separano dal tramonto sottraendo da 24 l’ora segnata dallo stilo. E’ dall’uso di questo tipo di ore che deriva il detto ”portare il cappello sulle ventitré”, ovvero inclinato come la linea omonima. Anche in questo caso lo gnomone è perpendicolare al piano. Al solstizio d’inverno, l’ombra tocca gli apici alti delle linee, al solstizio d’estate tocca gli apici bassi. La linea trasversale segna gli equinozi.
Proseguendo lungo via Olivieri si raggiunge piazza Malatesta e, imboccata la piccola strada in salita sulla sinistra, si raggiunge il successivo luogo dell’anima.
L’angelo coi baffi
Nella ex Cappellina dei Caduti, è ospitato il più piccolo museo del mondo, tale perché contiene un unico quadro dal titolo “L’angelo coi baffi”. L’opera, ispirata da un breve racconto del maestro Tonino Guerra trascritto sulle pareti della piccola cappella, è opera del pittore milanese Luigi Poiaghi. Il dipinto, collocato dietro una grata, è circondato da uccelli impagliati, che iniziano prodigiosamente a cinguettare all’arrivo dei visitatori. La semplicità e la povertà del luogo sono lo scenario giusto per sottolineare l’ingenuità e la tenacia del protagonista.
Il santuario dei pensieri
Ritornati sui propri passi, si supera la porta Malatesta e si imbocca il piccolo sentiero antistante la loggetta rinascimentale. Si giunge così nel “Santuario dei pensieri,” delimitato dalle mura perimetrali di una stanza appartenuta ad un’antica dimora malatestiana. Accoglie sette sculture in pietra, definite dal maestro “sette specchi opachi per la mente”. Ognuna delle sette steli invita alla meditazione e ad un percorso introspettivo favoriti, in questo, dal silenzio e dall’intimità del luogo. E’ la realizzazione che meglio rivela la spiritualità zen del maestro. Va sottolineato come nella produzione artistica del maestro Tonino Guerra ricorra spesso il numero sette, un numero perfetto, che nella storia, nell’arte e nelle religioni ha un significato particolare. Sono sette i luoghi dell’anima presenti a Pennabilli, sette le meridiane, sette gli specchi opachi, sette i tappeti nel giardino pietrificato.
Si scende quindi lungo la via borgo san Rocco e si raggiunge l’edificio adiacente alla chiesa della Misericordia e che secoli fa ospitava un ospedale, dove si trova la sesta meridiana. Sul quadrante è rappresentato “L’orologio sulla spiaggia” del pittore contemporaneo Giulio Turci. E’ una meridiana ad ore europee o oltramontane: l’orologio qui rappresentato indica le ore del mattino fino alle ore 13. Le ore 12 ci informano che il sole si trova allo zenit e quindi alla metà esatta del giorno solare.
Non solo è possibile conoscere l’ora, ma, a mezzogiorno, anche solstizi, equinozi e segni zodiacali; i primi sono indicati sull’asta del pendolo, gli altri vanno ricercati sulla cornice del dipinto.
Ritornati sui propri passi, si imbocca via Canavina da cui si scorge “la casa dei mandorli” dimora pennese del maestro e si prosegue a sinistra per via del Roccione; prima di raggiungere di nuovo piazza Vittorio Emanuele II, si incontra sulla sinistra l’ultima meridiana riportata su di un pastello di Guerra dal titolo “L’anatra dal collo azzurro”. E’ una meridiana ad ore oltramontane e pertanto leggibile come le precedenti del medesimo tipo.
La Madonna del rettangolo di neve
Compiendo una breve deviazione dalla provinciale 258 in direzione S. Sepolcro si raggiunge la frazione di Ca’ Romano. Qui è stata recentemente restaurata una piccola cappella in pietra, edificata nel 1754 in mezzo ad una radura del bosco, raggiungibile dopo aver percorso un sentiero di terra battuta. La tradizione popolare narra che gli abitanti del piccolo villaggio si dilungassero sulla scelta del luogo su cui erigere una cappella dedicata alla Madonna fino a quando, nel mese di agosto, una inaspettata e quindi miracolosa nevicata, non delimitò un rettangolo che venne interpretato come luogo prescelto dalla Madonna. Ogni pietra ha ascoltato parole ed invocazioni del passato ed è testimone delle antiche preghiere. All’interno è stata collocata una formella della ceramista Muky raffigurante la Madonna della neve che spicca sulle nudità delle pareti; sulla porta di ingresso, disegnata dal maestro, è riprodotta la grande foglia, uno dei suoi ricorrenti elementi simbolici.
Giardino Pietrificato
Ritornando sulla provinciale 258 e percorrendone un breve tratto, si raggiunge la frazione di Bascio a 14 km dal capoluogo. Ai piedi di una torre millenaria, sono stesi sette tappeti di ceramica dedicati ad altrettanti personaggi del passato che in questo luogo sono vissuti o transitati. I tappeti opere del ceramista Giovanni Urbinati, hanno titoli fantasiosi che sono stati suggeriti al maestro da episodi o da gesta del personaggio celebrato.
Il tappeto dell’anatra dal collo azzurro. Dedicato alla contessa Fanina dei Borboni di Francia andata sposa ad un capitano dei Carpegna. Impazzì per la solitudine ed affidò al vento le sue richieste di aiuto.
Il tappeto delle onde quiete. Per ricordare Giotto che “dal Montefeltro vide lontanissimi i primi bagliori azzurri dell’Adriatico“.
Il tappeto delle piramidi sognate. Dedicato a Bonconte da Montefeltro; “Perché le trentacinque piramidi siano tombe del suo corpo valoroso scomparso nel fiume della battaglia”.
Il tappeto delle Cattedrali abbandonate. Dedicato a padre Matteo da Bascio, fondatore dell’ordine dei Cappuccini che per “tutto il mondo andava esclamando e riprendendo ogni sorta di persona, gridando “all’inferno, all’inferno, peccatori””.
Il tappeto delle conchiglie montanare. In ricordo del grande capitano di ventura Uguccione della Faggiola “che da questi colli vedeva i confini dell’Italia e tanto fu ammirato da Dante che gli dedicò l’inferno”.
Il tappeto dei pensieri chiari. Per ricordare Dante “che vide questa torre fuggendo da Firenze per raggiungere il rumore del mare di Ravenna”.
Il tappeto dei pensieri oscuri. Per ricordare il poeta Ezra Pound, vissuto per un breve periodo a Pennabilli, che disse del Marecchia “dove la melma è piena di sassi”.

Maggiori informazioni su www.museoiluoghidellanima.it

2018-05-17T23:24:59+00:00

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